Le otto storie finaliste: le scelte di vita e la difesa dei diritti fondamentali, un secolo di storia d’Italia raccontato con le parole delle persone comuni.

L’impegno quotidiano, che a volte si trasforma in lotta, per far valere i propri diritti di cittadini e ancor prima di esseri umani. E le scelte, quelle cruciali che possono cambiare di colpo il corso di una vita, ma anche quelle di ogni giorno, che la vita la cambiano comunque. Sono questi i temi fondamentali che attraversano in modo trasversale le otto testimonianze giunte alla fase finale della 33ª edizione del Premio Pieve Saverio Tutino, il concorso riservato alle scritture autobiografiche inedite che si svolgerà a Pieve Santo Stefano, Arezzo, dal 14 al 17 settembre (presentazione dei finalisti e proclamazione del vincitore domenica 17, dalle ore 16.30, in Piazza Plinio Pellegrini).

LE STORIE

  • Emblematica la storia di vita di Antonio Cocco, nato a Padova nel 1933 e vissuto a Venezia, che nella primavera del 1952, per un’interrogazione andata male e il rischio di una bocciatura a ragioneria, decide di impulso di scappare di casa e finisce per arruolarsi, in Francia, nella Legione straniera. Scelta di cui si pente subito, ma dalla quale non riesce a tornare più indietro. Il contratto sottoscritto con il governo francese, che combatte la guerra d’Indocina, lo priva per sempre della libertà personale e lo porta, nel giro di due anni, a subire un feroce addestramento in Algeria. E a morire a Dien Bien Phu, nella battaglia finale contro i Viet Minh che segnerà la cacciata dei francesi dalla penisola indocinese.
  • Quella di Gio Bono Ferrari, nato nel 1882 a Camogli, Genova, è una storia che riflette il vissuto generazionale di milioni di italiani tra la fine ‘800 e la prima metà del ‘900. Storia di emigrazione estrema: Gio Bono cresce tra l’Italia e l’Argentina, dove riesce ad affermarsi come impiegato in una Casa di Commercio nel Chaco. Poi trova l’amore in Italia, dove decide di tornare a vivere. Ma prima c’è la Grande Guerra, alla quale sceglie di partecipare per senso del dovere. Sopravvissuto all’arruolamento, alle sofferenze e alle ferite, riesce a sposarsi e a gioire per la nascita di due figli.
  • Le scelte sono la cifra dell’esistenza di Giuseppe Lattes, dirigente d’azienda ebreo torinese nato nel 1913. Scelte che compie ininterrottamente a partire dal 1936, quando ventitreenne, durante una vacanza sulle pendici del Monte Bianco, si innamora a prima vista di una ragazza. Nell’Italia fascista e razzista che priva i due ragazzi di una libertà essenziale come quella di sposarsi, Giuseppe vive prima le discriminazioni, poi con la guerra lo sfollamento e la fuga, a Roma, dove scampa al rastrellamento del ghetto.
  • Scelte opposte quelle di Giuseppe Marcheselli, nato a Bologna nel 1916, che al momento dell’armistizio del 1943 decide di combattere per la Repubblica sociale, alla quale resta fedele fino al giorno della Liberazione, quando viene fatto prigioniero dai partigiani e rinchiuso per mesi nel campo di detenzione 338 di Coltano, vicino Pisa. E racconta le sofferenze, i dolori e le violenze che precedono la “normalizzazione” della vita civile nell’Italia del secondo dopoguerra.
  • Quella di Paola Nepi, nata nel 1942 a Montevarchi, Arezzo, è una storia segnata dalla malattia, la distrofia muscolare, e di una vita passata a combatterla e a combattere tutti gli ostacoli che la società non si impegna a rimuovere, per permettere a chiunque di vivere una vita dignitosa e “normale”. Paola si batte per affermare il diritto alla libertà di scelte proprie fino alla fine. Fino alla morte, a un passo dalla quale accetta di vivere ancora grazie alla ventilazione artificiale, condizione nonostante la quale riesce a scrivere un’autobiografia toccante della sua vita, grazie ai movimenti essenziali che riesce a compiere e all’ausilio di un computer.
  • La coerenza delle scelte costerà cara a Mario Ponzi, comunista, figlio di una lavandaia, che sin da ragazzo sposa la lotta proletaria, che finisce sotto il torchio del tribunale speciale e nel 1930 viene incarcerato. Nel 1936 evade e lascia l’Italia, si rifugia in Francia, seguendo una rotta molto battuta da chi espatria portandosi dietro l’etichetta sprezzante di “fuoriuscito”. Muore oltralpe nel 1942, a causa delle privazioni e di una salute precaria.
  • Il sospetto di aver compiuto la scelta sbagliata tormenta per tutta la vita Pietro Poponcini, nato nel 1935 a Civitella in Val di Chiana, Arezzo. Quando la mattina del 9 luglio 1944 i tedeschi rastrellano il padre Aldo, che poco dopo morirà in circostanze oscure, lui è di guardia alla strada di campagna da dove si presume che possano arrivare i militari, che invece sbucano dalla parte opposta cogliendo tutti di sorpresa.
  • Anche la piccola Giuseppina Porri, nata nel 1923 a Cortona in provincia di Arezzo, si troverà orfana di padre da piccolissima. Un padre, Angiolo il fornaio, che ha scelto di non essere fascista, e che per questo attrae le attenzioni dei servizi segreti di polizia politica del regime, l’Ovra, subisce pestaggi per la strada, la reclusione in carcere in occasione delle feste fasciste o delle visite ufficiali. L’emarginazione, il tracollo degli affari, la povertà e un cuore che si ammala.