| “Francisci Redi patricii arretini: la (ri)scoperta del genio” è la mostra bibliografica con 70 opere a cura di Elisa Boffa che si svolgerà dal 2 aprile al 7 giugno presso la Galleria Comunale D’arte Contemporanea, organizzata da Fondazione Guido d’Arezzo, in collaborazione con il Comune e la Biblioteca di Arezzo, con il patrocinio di Regione Toscana |
Il Libro dei Ricordi, iniziato a compilare poco più che ventenne, per la prima volta esposto al pubblico; le illustrazioni che commissionava agli incisori del tempo; due vocabolari dell’Accademia della Crusca con glosse manoscritte; la storia della creazione degli occhiali; la segretissima ricetta del cioccolatte al gelsomino, una lavorazione con polvere di cacao, vaniglia, cannella e fiori freschi della durata di “dieci o dodici giorni”, tanto amata dal Granduca di Toscana Cosimo I, e persino un elogio ai vini della Toscana nato per una riunione scherzosa con accademici, che diventò poi una opera vera e propria. Sono solo alcune delle 70 opere in esposizione per “Francisci Redi patricii arretini: la (ri)scoperta del genio”, l’iniziativa che celebra Francesco Redi, una delle figure più significative della cultura scientifica e letteraria del XVII secolo italiano, il primo medico dei Medici, nel quadricentenario dalla nascita, nella sua città d’origine.
La mostra bibliografica, organizzata da Fondazione Guido d’Arezzo, in collaborazione con il Comune e la Biblioteca di Arezzo, con il patrocinio di Regione Toscana, a cura di Elisa Boffa, si inaugurerà mercoledì 2 aprile alle ore 18 presso la Galleria Comunale D’arte Contemporanea (piazza S.Francesco, 4, Arezzo) e sarà visitabile fino al 7 giugno. All’inaugurazione parteciperanno il sindaco di Arezzo Alessandro Ghinelli, l’assessore alla cultura della Regione Toscana Cristina Manetti e la curatrice Elisa Boffa.
Nel panorama scientifico italiano ed europeo del Seicento, l’aretino Francesco Redi (1626-1697) fu un protagonista di primo piano. Attraverso documenti, manoscritti e volumi a stampa che raccontano non solo la sua produzione scientifica e letteraria, ma anche le relazioni culturali e personali che egli intrattenne con l’élite intellettuale della Toscana del suo tempo, “Francisci Redi patricii arretinil” restituisce l’immagine di uno studioso profondamente radicato nella sua terra, capace di lasciare un segno duraturo nella storia della scienza, della letteratura e della cultura europea.
L’esposizione è articolata in nove sezioni tematiche: Francesco, le ricordanze e la genealogia; La Libreria rediana; Il legame indissolubile con Arezzo; Dalle vipere in poi: le opere scientifiche; Sull’uso della parola: i vocabolari e gli accademici; Bacco e gli altri scritti letterari; Eruditi, colleghi e allievi; La discendenza Redi; Dopo di lui: opere postume.
In mostra anche edizioni a stampa post 1501, particolarmente pregevoli e rari, che Redi acquistò presso editori e librai italiani con cui intratteneva un fitto carteggio finalizzato all’accrescimento della sua libreria. Altri testi furono donati all’Archiatra da amici, scienziati e letterati che ritenevano il suo giudizio particolarmente autorevole. Successivamente, la raccolta si arricchì ulteriormente grazie ai suoi discendenti.
Accanto alle opere scientifiche e poetiche trovano spazio testimonianze della sua intensa attività epistolare, dei consulti medici rivolti a studiosi e amici, e della sua straordinaria biblioteca personale, ricchissima di manoscritti e libri a stampa, specchio della vastità degli interessi del genio aretino. In particolare l’esposizione ricorda il ruolo svolto da Redi nella vita culturale di Arezzo: partecipò infatti alla fondazione dell’Accademia dei Forzati Arcadi nel 1692 con il nome di Anicio Traustio e fu proprio lui ad approvarne l’emblema.
Tra i documenti presentati in mostra emerge ad esempio il Libro dei Ricordi, una sorta di diario redatto dallo studioso e ordinato cronologicamente, appena restaurato e consultabile presso la Biblioteca su richiesta, nel quale egli annotava con precisione spese, entrate, vendite e concessioni ricevute nonché la dispensa ottenuta dall’Inquisitore di Roma per accedere alla lista dei libri proibiti (disposizione esclusiva che gli veniva rinnovata ogni 3 anni). Il manoscritto, infine, rivela non soltanto aspetti della sua vita quotidiana, ma anche la fitta rete di relazioni con familiari, collaboratori, membri della corte e studiosi dell’epoca.
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